LITHIUM

F.T.

Posted in Citazioni, Senza categoria, sogni, Uncategorized by ds on 26 febbraio 2012

«Ma egli amò tutto quello, notte e vento, buio e ghiaccio, e la lontananza e la meschinità della sua destinazione, perché tutti erano i vitali e solenni attributi della libertà»

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny

Piacere di fare la sua conoscenza

Posted in Citazioni, foto, inediti, sogni, Uncategorized by ds on 29 gennaio 2012

Piacere di fare la tua conoscenza. Con i fiocchi che cadono, la nave che affonda, posata sull’orlo. Andremo a toccare la neve, bagnata, accumuli discreti. S’impacca e fa freddo, e ci piove sopra. La goccia di aria polare transita sui paesi dell’est e ci raggiunge. Ci piscio sopra. La diffusione avviene rapidamente, senza che si possa scamparne. L’altalenante andamento del mercato. Urla, prenotazioni, ordini. Mancano gli ordini, gli ordini. Il capitano affonda, la nave s’inclina. Dall’aereo gettano qualsiasi cosa, qualsiasi cosa noi rifiutiamo di prendere. Il vento solare, la radiazione elettromagnetica. Lo sciame sismico. Noi si è caduti, scivolati lungo il baratro, con gli sci che chiudono, le punte incrociano. La neve in autostrada, la pioggia in autostrada. La valle bloccata.

Ora ha smesso di nevicare, il ghiaccio è acqua, gli arti scomposti. Seguo la previsione meteo e osservo correnti gelide scorrere verso ovest. Dal quarto piano hanno sentito vibrare i pavimenti. L’acqua è entrata dai boccaporti, ha inondato le stive, ha sommerso i passeggeri. Frana tutta questa collina instabile. Né il mare, né io, sappiamo come uscirne, prima che lo scafo scivoli lungo il pendio e la neve ci copra del tutto.

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Noi

Posted in inediti, Realismo letterario, sogni, Uncategorized by ds on 22 settembre 2010

Mi sveglio e sento lo stomaco che brucia, pazienza basta bere qualcosa, un po’ di caffè, ho gli occhi rossi, stanchi, le occhiaie, la barba lunga, e dovrei fare la doccia poi uscire, accompagnarlo a scuola, entrare dal portone sfilare tra le mamme, ignorare chiunque, la maestra il bidello le donne ferme davanti alle scale gli uomini fermi davanti alle scale, davanti alle porte, lo trascino per un braccio e mi ci infilo e non dico nulla a nessuno solo guardo avanti e cerco di passare per lasciarlo lì, depositarlo come un oggetto e andarmene senza dire nulla, senza voltarmi, indietro attraverso le porte e le persone, evitando di fissare negli occhi chi incontro, di nuovo, lungo il marciapiede mentre tremo, non come se avessi freddo ma come se non avessi più la forza e fossi pervaso e percorso da una debolezza liquida come sangue che mi scorre dentro e mi elettrizza, (continua…)

Inadeguatezza

Posted in inediti, malattia, Uncategorized by ds on 30 marzo 2010

Ho la sensazione – la sensazione – che nulla di quello che sono sia adeguato. La sensazione che ci sia uno scarto incolmabile tra come dovrei essere e come in realtà sono. Le cose che dico, quello che faccio – ciò che faccio: azioni –, quello che mi vien da pensare. Come se potesse esistere, oltre me stesso, qualcuno di migliore che è anche e contemporaneamente ciò che io sono.

Quell’uomo era lì, inerte, disteso su un fianco. Si aggrappava con ogni forza alla bandina laterale del letto, cercava di guardare fuori, verso la finestra e oltre, come se potesse vedere più lontano. Un vecchio moribondo, a pochi istanti dalla fine, aveva gli occhi spersi eppure guardava come non riusciva più a fare da tempo. Vedeva le cose, di nuovo, ma non perché gli servissero come lo servivano una volta; come tutti fanno, riusciva a mettere a fuoco e a collegare i nomi e gli oggetti e non importava più questa cosa, perché ora sapeva che non si sarebbe mai più allontanato da quella visione. Tutto ciò che rimaneva dentro e fuori sarebbe scomparso. Allora notavo in lui solo un’incalcolabile nostalgia, l’impossibilità a rimanere e magari la possibilità di un ricordo; ma tutto era passato, era per passare e andarsene, e tutta la vita, la sua vita le persone le cose, ogni possibilità di vedere tutto ciò che era stato stava per sfumare. Il rimpianto, la speranza, i sogni, le amarezze, la felicità, la giovinezza e la vecchiaia, la paura, la morte: tutto in quell’ultimo istante, prima di chiudere gli occhi.

Mi chiedo come sarebbe se fossi l’altro: vedrei tutto ciò che non sono e proverei orgoglio per ciò che non mi manca? La sua inadeguatezza sarebbe nulla per me e il suo dolore e tutto ciò che è. Nulla. Solo un volto indecifrabile e incomprensibile e la sua diversità. Forse sentirei la sua mancanza e magari cercherei di raggiungerlo, il miraggio di ciò che non potrei essere.

Allora, ciò che continuo a fare – e ciò di cui ho bisogno – è non essere altro. E tutti e due, rintanati in noi stessi, ci ignoriamo e procediamo in silenzio.

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Meritati silenzi

Posted in Uncategorized by ds on 14 luglio 2009

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C’è qualcosa che sarebbe meglio non dire?

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