LITHIUM

Luca Forno

Posted in Citazioni, inediti, Senza categoria by ds on 29 aprile 2012

Due più due più due. Il sangue, più sangue più sangue. Con un coltello strappo la lingua, ti buco, non devi dir nulla. Non piangere, femminuccia. Non piangere, dico. Ti sparo dritto nella gola, ti sparo una cannonata, faccio esplodere il sangue, ti cola il cervello, sulle braccia, il mio gatto se lo beve. Tu devi fare quello che dico io. In silenzio, se dico che devi stare in silenzio. Parla, quando te lo dico. Se dico che devo mangiare, tu aspetti. Mi guardi bere una coca-cola, mi guardi mangiare un hot-dog e taci, perché non puoi parlare, devi stare in silenzio. Dalla tv sento quelle urla e mio padre che ride, bestemmia, ride. Poi si alza, mi fa cenno con lo sguardo, si toglie la cinta. Me la porge. E allora finalmente mi avvicino, e colpisco. Non dire nulla, non piangere. Non c’è nulla che si possa fare per evitarlo.

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F.T.

Posted in Citazioni, Senza categoria, sogni, Uncategorized by ds on 26 febbraio 2012

«Ma egli amò tutto quello, notte e vento, buio e ghiaccio, e la lontananza e la meschinità della sua destinazione, perché tutti erano i vitali e solenni attributi della libertà»

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny

Gatto d’oro

Posted in inediti, Senza categoria, sogni by ds on 26 agosto 2011

Nostalgia

Posted in Citazioni, Senza categoria by ds on 27 maggio 2011




«Ho nostalgia dei giorni del disordine. Li rivoglio, i giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale. Ero stolido e muscoloso, arrabbiato e reale. Ecco di cosa ho nostalgia, dell’interruzione della pace, dei giorni del disordine quando camminavo per le strade vere e facevo gesti violenti ed ero pieno di rabbia e sempre pronto, un pericolo per gli altri e un mistero distante per me stesso»

D. DeLillo, Underworld

Evoluzione integrale

Posted in Citazioni, inediti, Senza categoria, sogni by ds on 24 gennaio 2011

[...] Constatiamo come l’umanità, per quanto concerne la sua evoluzione morale e sociale, nel suo lungo cammino sia passata attraverso tre fasi principali: la prima, la più antica e la più lunga, è quella degli idoli, nei quali l’uomo primitivo vedeva una forza che pur essendo fuori di se stesso tuttavia, in determinati casi, lo poteva aiutare per superare difficoltà contingenti o per conseguire determinati fini. Questa fase durò migliaia e migliaia di anni e accompagnò l’uomo fino alla soglia dei tempi storici. Da questo momento, poiché era pervenuto a un più alto grado di sviluppo, sia materiale che intellettuale, l’uomo cessò di ricorrere agli “idoli” per averne assistenza e pose le sue aspirazioni nell’ambito delle proprie forze, convogliate e dirette verso determinate mete: sorse così la fase dei miti, assumendo come tali ora la Potenza, ora la Forza, la Invincibilità, altre volte la Superiorità del sistema economico, o del sistema politico, militare o intellettuale: grazie a questi miti, di volta in volta un popolo sottomise altri popoli e nazioni, creando i ben noti imperi antichi, dominatori delle genti del loro tempo, dalle epoche antiche sino a pochi secoli fa. Tramontato il mito che faceva leva sulla forza quale mezzo di dominio, prende inizio la nuova fase, tuttora in atto, quella delle ideologie le quali si propongono di escogitare e di introdurre presso i vari popoli il modo migliore per individuare e risolvere i diversi problemi sociali; e nel fare questo, cioè nel determinare questi orientamenti, più che sulle forze materiali, contano su quelle morali e spirituali. In ultima analisi però, tutte e tre le forme menzionate perseguono il medesimo fine: quello di dominare, di conseguire e mantenere il Potere; ciò che cambia è solo la tattica, cioè l’adeguamento dei mezzi al mutare dei tempi e dei fini. In questo contesto, l’ideologia promette l’ottenimento di un maggior numero di beni a beneficio di tutti.[...]

Agostino Erlan [Angelo Sartori]

Demoni

Posted in Citazioni, inediti, Senza categoria, sogni by ds on 19 dicembre 2010

La panca scricchiola nervosamente quasi temesse di cedere infine al ricatto del tempo. O forse mette alla prova la mia incrollabile fiducia. Questa sua sovrumana forza, che io intuisco lontanamente riconoscendole una suprema presenza, permea il legno come la vita invade i nostri corpi umani. Con medesima, caparbia, naturale invadenza sopraggiunge ora quella tenebra informale entro cui si annulla ogni sovranità; ed essa regna infine incontrastabile su di me, entro me, che sono inestirpabile vita. Solo quel buio sembra incombere e spegnere in una fiammata ogni luce; un’oscurità entro la quale non esiste nient’altro: nulla se non l’oscurità stessa. Non è forse altrettanto tenebrosa ogni cosa, ogni essere che pretenda di soffermarsi oltre il tempo come unità, senza che nessun cambiamento sostanziale possa avvenire, senza che una morte sopravvenga spezzando quest’illusione? Un essere oscuro che permane, nel quale il buio è un rivestimento ma anche la sostanza: un’unica materia sconosciuta, indivisa, inseparabile, intaccabile. Nera. Su uno sfondo di luce che riempie il vuoto intorno. E dove luce e tenebra si incontrano, sta un confine indistinguibile: dove non c’è mescolanza o ibrida sovrapposizione, ma separazione fatale; dove ogni cosa è schierata da un lato o dall’altro, è anch’essa totalmente buio o luce. Sempre. Sia che la visione contempli il cerchio oscuro dove tutto si annulla; come la pupilla senza fondo osserva il mondo dove tutto invece contrasta fino ad estinguersi. Oppure che sia la luce immacolata a bucare lo sfondo nero di morte dove nient’altro può penetrare; ed è allora la luce proveniente dal fondo della pupilla che illumina il mondo. Fino a che non si spegne, quel buio nell’occhio brilla di una luce indissolubile; in quel momento si separano di nuovo i due principi. L’essere di tenebra. E quello di luce: vestito anch’esso e composto di una essenza luminosa indistruttibile e incorruttibile. Eterno, quanto l’altro. Tra loro quel confine che è il tempo. E noi siamo il tempo, ugualmente uno e l’altro, avvizziti nelle nostre case fino a un lamento finale che ci separa. Demoni.

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Calle lunga S. Barnaba

Posted in inediti, Realismo letterario, Senza categoria by ds on 27 novembre 2010

[Febbraio 2002]

Lunga, calle lunga s.barnaba, parrucchiere, il tipo che rilega le tesi, un ponte solo e poi sei a San sebastiano. Durante la notte insonne ho ascoltato il ronzio forte di qualcosa vicino al muro del divano: e se in qualche modo influenzasse i nostri comportamenti? Di giorno troppi rumori per sentirlo, ma di notte… ronza, fischia forte. Copre anche i tuoi respiri forti, e le volte che ti rigiri nel letto si confondono con l’acqua che sbatte sulla riva del canale. Come faccio a capire se sei sveglia e pensi a me, oppure se sei sveglia, non riesci a dormire e a cosa pensi? Chissà se sei sveglia… Quando mi stendo vicino a te, mi avvicino un pò, poi ancora un pò, vorrei sempre più vicino. Ché hai un buon profumo, buon odore. Sì, piacevole anche a qualche centimetro, ma un contatto fisico è un contatto fisico. Oppure è giusto che mi giri dall’altra parte, solo la testa dall’altra parte. Non ce la faccio. Apro gli occhi, hai gli occhi chiusi, sembrano aperti, sembrano chiusi. Chiudo gli occhi, sembrano aperti. Ne apro uno un pò, sembrano chiusi. Ti giri dall’altra parte, mi avvicino, mi dai le spalle. Resto vicino, ti giri, resto fermo, ti rigiri. Non dormo più, vorrei, potrei, ma non voglio non posso. Allora torno al ronzio, e fumo. L’aria spostata fa rumore e il fumo è silenzioso, penso a tante cose e ascolto anche tutti gli altri rumori. Buona parte. Gente tutta la notte, sempre qualcuno sveglio, e fischia e parla e anch’io voglio qualcosa. Mi addormento. La tua casa calle lunga s. barnaba piena di gente, rilegatori parrucchieri, cartolai. E tu corri dall’uno all’altro, saluti tutti, fai le valigie, e pulisci la casa, mangi guardi la tv. Io sto seduto sul tuo divano, dormo, guardo la tv, mangio, disfo le valigie. Piove, e noi sotto l’ombrello camminiamo stretti per la prima volta. Freddo freddo stretti stretti. E piove. E ci scambiamo un bacio.
In calle lunga s. barnaba;

Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen

Posted in Citazioni, Senza categoria, sogni by ds on 1 novembre 2010

Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen,
Tod und Verzweiflung flammet um mich her!
Fühlt nicht durch dich Sarastro Todesschmerzen,
So bist du meine Tochter nimmermehr.
Verstossen sei auf ewig,
Verlassen sei auf ewig,
Zertrümmert sei’n auf ewig
Alle Bande der Natur
Wenn nicht durch dich Sarastro wird erblassen!
Hört, Rachegötter, hört der Mutter Schwur!

(La vendetta dell’inferno ribolle nel mio cuore,
morte e disperazione ardono in me!
Se tramite te Sarastro non troverà la morte
Non sarai mai più mia figlia
Disconosciuta per sempre,
Abbandonata per sempre,
Distrutti siano per sempre
Tutti i legami della Natura
Se tu non farai diventare pallido Sarastro!
Ascoltate, dei della Vendetta, ascoltate il giuramento di una madre!)

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