Luca Forno
Due più due più due. Il sangue, più sangue più sangue. Con un coltello strappo la lingua, ti buco, non devi dir nulla. Non piangere, femminuccia. Non piangere, dico. Ti sparo dritto nella gola, ti sparo una cannonata, faccio esplodere il sangue, ti cola il cervello, sulle braccia, il mio gatto se lo beve. Tu devi fare quello che dico io. In silenzio, se dico che devi stare in silenzio. Parla, quando te lo dico. Se dico che devo mangiare, tu aspetti. Mi guardi bere una coca-cola, mi guardi mangiare un hot-dog e taci, perché non puoi parlare, devi stare in silenzio. Dalla tv sento quelle urla e mio padre che ride, bestemmia, ride. Poi si alza, mi fa cenno con lo sguardo, si toglie la cinta. Me la porge. E allora finalmente mi avvicino, e colpisco. Non dire nulla, non piangere. Non c’è nulla che si possa fare per evitarlo.
F.T.
«Ma egli amò tutto quello, notte e vento, buio e ghiaccio, e la lontananza e la meschinità della sua destinazione, perché tutti erano i vitali e solenni attributi della libertà»
Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny
Nostalgia
«Ho nostalgia dei giorni del disordine. Li rivoglio, i giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale. Ero stolido e muscoloso, arrabbiato e reale. Ecco di cosa ho nostalgia, dell’interruzione della pace, dei giorni del disordine quando camminavo per le strade vere e facevo gesti violenti ed ero pieno di rabbia e sempre pronto, un pericolo per gli altri e un mistero distante per me stesso»
D. DeLillo, Underworld
Evoluzione integrale
[...] Constatiamo come l’umanità, per quanto concerne la sua evoluzione morale e sociale, nel suo lungo cammino sia passata attraverso tre fasi principali: la prima, la più antica e la più lunga, è quella degli idoli, nei quali l’uomo primitivo vedeva una forza che pur essendo fuori di se stesso tuttavia, in determinati casi, lo poteva aiutare per superare difficoltà contingenti o per conseguire determinati fini. Questa fase durò migliaia e migliaia di anni e accompagnò l’uomo fino alla soglia dei tempi storici. Da questo momento, poiché era pervenuto a un più alto grado di sviluppo, sia materiale che intellettuale, l’uomo cessò di ricorrere agli “idoli” per averne assistenza e pose le sue aspirazioni nell’ambito delle proprie forze, convogliate e dirette verso determinate mete: sorse così la fase dei miti, assumendo come tali ora la Potenza, ora la Forza, la Invincibilità, altre volte la Superiorità del sistema economico, o del sistema politico, militare o intellettuale: grazie a questi miti, di volta in volta un popolo sottomise altri popoli e nazioni, creando i ben noti imperi antichi, dominatori delle genti del loro tempo, dalle epoche antiche sino a pochi secoli fa. Tramontato il mito che faceva leva sulla forza quale mezzo di dominio, prende inizio la nuova fase, tuttora in atto, quella delle ideologie le quali si propongono di escogitare e di introdurre presso i vari popoli il modo migliore per individuare e risolvere i diversi problemi sociali; e nel fare questo, cioè nel determinare questi orientamenti, più che sulle forze materiali, contano su quelle morali e spirituali. In ultima analisi però, tutte e tre le forme menzionate perseguono il medesimo fine: quello di dominare, di conseguire e mantenere il Potere; ciò che cambia è solo la tattica, cioè l’adeguamento dei mezzi al mutare dei tempi e dei fini. In questo contesto, l’ideologia promette l’ottenimento di un maggior numero di beni a beneficio di tutti.[...]
Agostino Erlan [Angelo Sartori]
Demoni
La panca scricchiola nervosamente quasi temesse di cedere infine al ricatto del tempo. O forse mette alla prova la mia incrollabile fiducia. Questa sua sovrumana forza, che io intuisco lontanamente riconoscendole una suprema presenza, permea il legno come la vita invade i nostri corpi umani. Con medesima, caparbia, naturale invadenza sopraggiunge ora quella tenebra informale entro cui si annulla ogni sovranità; ed essa regna infine incontrastabile su di me, entro me, che sono inestirpabile vita. Solo quel buio sembra incombere e spegnere in una fiammata ogni luce; un’oscurità entro la quale non esiste nient’altro: nulla se non l’oscurità stessa. Non è forse altrettanto tenebrosa ogni cosa, ogni essere che pretenda di soffermarsi oltre il tempo come unità, senza che nessun cambiamento sostanziale possa avvenire, senza che una morte sopravvenga spezzando quest’illusione? Un essere oscuro che permane, nel quale il buio è un rivestimento ma anche la sostanza: un’unica materia sconosciuta, indivisa, inseparabile, intaccabile. Nera. Su uno sfondo di luce che riempie il vuoto intorno. E dove luce e tenebra si incontrano, sta un confine indistinguibile: dove non c’è mescolanza o ibrida sovrapposizione, ma separazione fatale; dove ogni cosa è schierata da un lato o dall’altro, è anch’essa totalmente buio o luce. Sempre. Sia che la visione contempli il cerchio oscuro dove tutto si annulla; come la pupilla senza fondo osserva il mondo dove tutto invece contrasta fino ad estinguersi. Oppure che sia la luce immacolata a bucare lo sfondo nero di morte dove nient’altro può penetrare; ed è allora la luce proveniente dal fondo della pupilla che illumina il mondo. Fino a che non si spegne, quel buio nell’occhio brilla di una luce indissolubile; in quel momento si separano di nuovo i due principi. L’essere di tenebra. E quello di luce: vestito anch’esso e composto di una essenza luminosa indistruttibile e incorruttibile. Eterno, quanto l’altro. Tra loro quel confine che è il tempo. E noi siamo il tempo, ugualmente uno e l’altro, avvizziti nelle nostre case fino a un lamento finale che ci separa. Demoni.








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