Divertimento
Eravamo ingenui e incoscienti, e non sapevamo bene quello che facevamo, perché lo facevamo, ma in fondo nessuno sarebbe riuscito a convincerci che stavamo agendo male. Tutto quello che ci veniva detto, gli ammonimenti e i divieti, erano per noi pura ipocrisia, parole impersonali che si perdevano in obblighi antichi, ma noi eravamo il mondo nuovo e non ci veniva riconosciuta nessuna saggezza. Noi sapevamo il fermento e la rabbia, e tutti si affannavano a dirci che rabbia e fermento non andavano bene, noi non andavamo bene e lo stesso eravamo così, senza scampo. Occorreva dire divertimento per farsi accettare almeno un po’. Il divertimento riguarda tutti, anche i vecchi.
Quel divertimento per noi era un’ossessione. Sentivamo questo bisogno di un prurito continuo, un solletico che ci tenesse svegli e ci facesse ridere e dal quale doveva venire un piacere senza fine. Ci divertivamo sempre, a pensarci bene, se divertirsi significava ridere. La nostra vita era pesantezza e serietà, ed era leggerezza e fretta. Era un abisso nel quale guardavamo con lucidità e dal quale ci ritiravamo inorriditi, spaventati. E tutto intorno ci veniva chiesto di usare la ragione, richiudere la botola.
Il divertimento era ignorare la botola aperta. Doveva essere intenso, coprire tutto il resto; e però l’assuefazione era ogni volta più veloce, non bastavano i diversivi. Doveva essere a portata di mano, veloce; non valeva lo sforzo e la costanza sarebbe stata la rovina. In questo modo tutto si esauriva subito, poi ricominciava. Era prima di tutto qualcosa nel nostro corpo, erano reazioni chimiche; come dovrebbe essere la felicità. Marcivamo sempre nell’ansia di quello che avremmo potuto fare; l’insoddisfazione era un grido che ci limitavamo a tenere dentro. Divertirsi voleva dire non divertirsi.
lascia un commento